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Magento Administrator Dec 22, 2013 7:04:43 PM News

Dirty Beaches or Lynch meets Cabaret Voltaire?



Potremmo dare un nome a questo suono polveroso, definendolo industrial-blues, ma rischieremmo di non rendere giustizia all’uomo, che ha sempre in serbo una trovata eclettica, un arrangiamento sopra le righe. Il nuovo disco, proprio per raccogliere in maniera compiuta i suoi molteplici interessi, è un doppio, concepito nell’inverno del 2012 tra il suo domicilio canadese ed una sempre più evanescente Berlino. ‘Drifters / Love Is the Devil’, ancora per marchio Zoo Music, è così un’ampia sintesi del suo modus operandi. Un lavoro contrassegnato dal viaggio e dall’idea di vita on the road, considerate le numerose tappe dei suoi tour europei. C’è il fascino labirintico per città capitali come Berlino, Belgrado e Parigi, immagini che si riflettono in una musicalità sospesa, sempre sul punto del collasso emotivo.
 
 

Un blues dell’anima dicevamo od una sorta di pre-war folk sorretto da strutture minimal-rumoriste se preferite, dove la drum machine sostituisce il battito del piede e le chitarre sono necessariamente filtrate (assieme alla voce). E’ così che si compie un’opera definitiva, sospesa tra il cinema di David Lynch e i sottoscala di qualche club inglese dei primi anni ’80.  Roba da perdere la testa. Elvis a passeggio coi Cabaret Voltaire, od anche un Robert Johnson intrappolato in una performance radioattiva dei Throbbing Gristle. I riferimenti potrebbero essere molteplici, ma il miracolo di Alex Zhang Hungtai è proprio nella potenza delle immagini che riesce ad evocare. Grandi e piccole tragedie del quotidiano che si svuotano di ogni significato prendendo la via del palcoscenico. La musica si insinua, definisce i dettagli, proietta sentimenti. E mai l’abbandonarsi è risultato così lieve.