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Administrator Goodfellas Jul 2, 2014 5:43:26 AM News

Earth desert songs



La carriera degli Earth, al pari della loro musica, è stata sempre all’insegna di una deliberata ed inesorabile progressione. Ogni disco rappresenta idealmente un’evoluzione rispetto al suo immediato predecessore, la definizione di una visione singolare. Dylan Carlson ha comunque mantenuto un focus, continuando a scolpire la sua esperienza attorno ad un monolitico riff. Con ‘Primitive and Deadly’, il decimo album da studio, Carlson e la cospiratrice di lunga data Adrienne Davies (la batterista più paziente di questo emisfero), il gruppo esplora nuove direzioni, valorizzando un ciclo di un quarto di secolo e guardando decisamente oltre la propria sfera tecnico-emotiva. Mai come in questa occasione il gruppo del Northwest ha toccato con mano la pura essenza del rock, abbracciando in maniera distinta alcune delle sue più logiche figure.

Per quanto la sei corde di Carlson rimanga un punto focale, il ricorso ad una strumentazione più eclettica ha permesso al gruppo di espandere la sua ricerca armonica. Merito anche delle linee di basso di Bill Herzog (Sunn 0))), Joel RL Phelps, Jesse Sykes and the Sweet Hereafter) e delle chitarre addizionali di Brett Netson (Built To Spill, Caustic Resin) e Jodie Cox (Narrows). Ma il punto di svolta è nell’uso della voce. Una rivoluzione pressoché totale per un gruppo che ha sempre costruito la sue marziali architetture sullo slancio strumentale. Ovviamente non potevano rivolgersi ad ospiti qualsiasi i nostri, in questo sicuramente favoriti dagli anni di lunga militanza nel circuito. Sono infatti Mark Lanegan e Rabia Shaheen Qazi (Rose Windows) a trasformare le libere strutture meditative degli Earth in qualcosa che rasenta definitivamente la forma canzone.

Proprio in ‘Rooks Across the Gates’, forse il brano più espressamente vicino all’ispirazione folk di ‘Angels of Darkness’, Carlson si cimenta in una delle sue performance più liriche, dialogando in maniera simbiotica con il vecchio amico Mark Lanegan. Nel frattempo ‘From the Zodiacal Light’, contestualizza l’ispirazione tardo ’60 di una San Francisco immersa in umori freaked out jazz-rock – un pò come accadde in  ‘Bees Made Honey in the Lions Skull’ –  una torch song ideale per l’ora delle streghe. La tensione tra lo slancio verso la novità ed il mantenimento di una propria chiave emotiva, ha portato anche alla conseguente scelta dello studio di registrazione. Parte delle incisioni sono state effettuate presso lo studio Rancho de La Luna, nel deserto mistico del Joshua Tree, California. Accompagnata da pratiche meditative, la band a qui realizzato il corpo del disco dirigendosi successivamente a Seattle per la fase di post-produzione, all’ interno dell’ Avast, piccola mecca gestita dal collaboratori di lungo termine Randall Dunn (già dietro al banco di regia per  Hex, Bees Made Honey in the Lions Skull ed Hibernaculum).

Con questo disco gli Earth affermano la loro suprema posizione nei meandri dell’estasi rock.