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Administrator Goodfellas Mar 27, 2014 2:37:18 AM News

Il grime che guarda alla Cina




Fatima Al Qadiri è una musicista ed interprete multidisciplinare del Kuwait. In pochissimi anni si è costruita una solida reputazione come artista concettuale, esplorando temi derivanti dal suo background personale quanto da una conoscenza della cultura pop globale, grazie anche ad un numero di acclamati Ep, progetti multimediali e saggi di scrittura. E’ anche tra le fondatrici del team di produzione ‘Future Brown’. L’album di debutto ‘Asiatisch’ per l’inglese Hyperdub,  suggerisce un viaggio simulato attraverso una Cina immaginaria. Musicalmente parlando il disco è un omaggio alla più quieta deriva del grime, spesso definita 'sinogrime', per via dei riferimenti a motivi e melodie asiatici, uno stile che ha avuto i suoi pionieri in Wiley e Jammer all’inizio degli anni ‘00 nella multiculturale Londra Est.

'Asiatisch' è una provocazione che pone interrogativi, piuttosto che fornire risposte rassicuranti. Il titolo è l’equivalente tedesco del termine asiatico. L’oriente dipinto da questo avveniristico disco è però filtrato attraverso una cultura pop occidentale viziosa, dove convivono la Hollywood più alternativa, la letteratura e la fiction, la musica da club, i cartoni animati ed il colorato universo pubblicitario. Si parla anche di contraffazione, un altro aspetto che volenti o nolenti ha fatto in modo di intrecciare ancor di più le vicissitudini commerciali dei due mondi. Il termine ‘Shanzhai’ in particolare è divenuto manifesto di questa abusatissima pratica. E proprio con questo titolo si inaugura l’album. L’unico brano propriamente cantato, con il featuring di Helen Fung.

'Asiatisch' è il primo disco che porta a compimento un complesso scambio sonico tra occidente  e Cina, un esperimento pienamente realizzato, dopo una serie di tentativi in sordina. 'Shanzhai' in particolare è un’assurda cover con testi in mandarino di 'Nothing Compares To You', il successo stratosferico di Sinead O’ Connor. E poi ancora 'Loading Beijing', 'Wudang' e 'Jade Stairs' che campionano e distorcono classica poesia cinese con risultati davvero soddisfacenti. Anche da qui si evince il confronto spietato tra la tradizione ed il sopraggiungere della società industriale, con tutto il suo ardito filosofeggiare. Lo spirito elettronico del disco è però sorretto da strumenti antichi, non mancano infatti flauti, gong, campane e tamburi d’acciaio prontamente campionati . Il confronto è superbo, le oscure trame del grime e quelle più sensuali dell’r&b, incontrano elementi del folklore orientale, regalandoci uno dei più coraggiosi titoli nel catalogo della label inglese  Da segnalare anche l’artwork curato da Babak Radboy per Shanzhai Biennial ed il lavoro in fase di post-produzione del ricercatissimo produttore e remixer Lexxx (al secolo Alex Dromgoole).