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Administrator Goodfellas May 30, 2014 3:40:10 AM News

Fu Manchu, stone cold crazy



Avete presente quegli amici che mai vi deludono e che – anzi – ad ogni nuova visita portano con sé un gradito omaggio? Ecco, i Fu Manchu sono da ascriversi proprio a questa categoria, tanto che la formazione californiana è da considerarsi oggi tra le migliori interpreti del vocabolario stoner, essendo venuti a mancare i Kyuss e viste le aperture sicuramente più ‘convenzionali’ di Queens Of The Stone Age. A vederli, questi punk capelloni, si ottiene un lungo piano sequenza della cultura underground a stelle e strisce. Quella che dopo il surf ha amato lo skateboard, che dopo il punk è tornata pesantemente sull’hard-rock, che dopo gli allucinogeni ha preferito la più commestibile marijuana.

E’ trascorso un quarto di secolo da  quando il gruppo ha mutuato la sua ragione sociale da Virulence – per recuperare i loro primi vagiti all’insegna di un suono decisamente più hardcore rivolgetevi agli uffizi della Southern Lord – a Fu Manchu, abbracciando di conseguenza le vie del nascente suono stoner. Il loro ultimo lavoro sulla lunga distanza è stato Signs Of Infinite Power, addirittura pubblicato da un bastione della discografia metal come la tedesca Century Media. Era il 2009 e qualcuno iniziava – giustamente – a preoccuparsi. Ma le sorti del gruppo non sono mai state in discussione tant’è che Scott Hill ha riunito i suoi sodali con l’idea di rivedere il profilo operativo del gruppo. Registrato dal cantante e chitarrista dei sodali MOAB Andrew Gacumakis, il disco è stato inciso presso gli studi di Simi Valley in California. Ad ascoltarlo tutto d’un fiato si ha l’idea di un lavoro più spigoloso, per molti versi heavy e senza compromessi. E qui entra in ballo il lascito di un’etichetta come la SST, tanto che in numerose circostanze sembra di essere al cospetto dei tardi Black Flag che flirtavano con i Sabbath o degli stessi Saint Vitus. Doom e hardcore rallentato, insomma, che sembrano prevalere spesso e volentieri su divagazioni di stampo palesemente psych. Forse il disco più muscoloso e malato mai realizzato dai Fu Manchu, una bella notizia per chi temesse un ridimensionamento del quartetto, almeno a livello concettuale.

‘Abbiamo scritto 17 canzoni per questo disco ed alla fine ne abbiamo selezionate 9 – dice Hill -  avevamo idea di pubblicare una seconda parte nel corso dell’anno, ma alla fine aspetteremo il 2015, proprio per festeggiare ufficialmente i nostri 25 anni di attività. Lunga vita dunque ai più credibili alfieri del verbo stoner-rock.