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Administrator Goodfellas Oct 3, 2014 6:03:32 AM News

Sly's Stone Flower




Per Light In The Attic un altro miracoloso ripescaggio. Nel 1970, Sly & The Family Stone erano letteralmente all’apice della loro popolarità, ma il leader  era già mentalmente in viaggio verso una nuova dimensione. I primi segni di questo cambio radicale sono già evidenti dal catalogo della sua nuova etichetta, Stone Flower, un marchio peculiare e per certi versi pionieristico che avrebbe portato in scena una serie di 45 giri accreditati ad artisti diversi, con in comune la smania per il suono minimale dell’electro-funk.  La mano di Sly si sarebbe comunque estesa ai contenuti ed al design di questi cimeli, che indelebilmente avrebbero rappresentato il passo successivo nella carriera dell’uomo.

Messa in piedi in combutta con il manager David Kapralik e con distribuzione Atlantic Records, Stone Flower è stato indubbiamente un affare di famiglia, parafrasando uno dei più celebri brani del gruppo. La prima pubblicazione fu accreditata alle Little Sister, fronteggiate da Vaetta Stewart, sorella minore di Sly. Fondata nel 1971 l’etichetta non ebbe lunga vita ma rappresentò comunque un esperimento commerciale di importanza vitale, la cui influenza sarebbe giunta sino agli albori degli anni zero. Proprio qui Sly inizia a confrontarsi con le nuove tecnologie ed in particolare con la drum machine Maestro Rhythm King. Unitamente ad un’effettistica tra il languido e la bassa fedeltà (con un corollario di organi e chitarre acide) la produzione per Stone Flower avrebbe anticipato le mosse del capolavoro ‘There’s A Riot Goin’ On’

Dopo il debutto con ‘You’re The One’ le Little Sister replicano con ‘Stanga’, dove il pedale wah-wah è protagonista. La terza uscita è accreditata ai misteriosi 6IX, un sestetto multirazziale di stampo decisamente rock che avrebbe riproposto una versione ultra-rallentata di ’Dynamite’ di Sly & the Family Stone. Joe Hicks avrebbe inciso l’ultimo 45 giri della serie, con la pulsante elettronica black di ‘Life And Death In G&A’. Questa compilazione – attesissima non solo dai sostenitori di lunga data della band – restituisce un momento importante nella storia della musica contemporanea, giusto al crocevia tra rock e soul, con l’ausilio delle nuove tecnologie che avrebbero reso gli studi di registrazioni delle piccole navicelle spaziali mobili. Le esaustive note di copertina di Alec Palao ed un’esclusiva intervista con Sly Stone rendono questo documento ancor più indispensabile.