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Administrator Goodfellas May 28, 2014 5:53:30 AM News

Fhloston Paradigm, l'alter ego di King Britt



Uno dei primi frutti del progetto Fhloston Paradigm vide la luce sul quasi omonimo dodici pollici prodotto da King Britt per Hyperdub nel 2011. Il fantasioso nome giunge dal luogo d’approdo nel film ‘Il Quinto Elemento’, Fhloston Paradise, qui prontamente rivisto e corretto. Lo scenario futuribile è in realtà un luogo ancestrale sulla cui creazione lo stesso King Britt si adagia, trasportando nello spazio siderale complementi di musica nera e manipolazioni elettroniche. La fantascienza è dunque un background naturale, con i suoi scritti e le sue immagini: dalla serie Doctor Who a pellicole capitali come Blade Runner ed Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo, fino ad assaporare lo stesso cinema di John Carpenter, anche decisa influenza musicale del nostro.

 ‘The Phoenix’ è così l’agognato debutto sulla  lunga distanza, un lavoro sorprendente non solo nell’ottica di un’etichetta quale Hyperdub (di per sè avvezza al cambiamento) ma anche nella discografia di King Britt, che in un sol colpo sembra individuare i moment salienti della sua maturità artistica. Il dj e produttore di Philadelphia ha flirtato con l’hip-hop (il tour del 1992 coi Digable Planets) , la musica house (è stato ideatore del marchio Ovum con Josh Wink) ed ha coltivato un’attività di remixer quanto meno strabiliante, potendo lavorare addirittura a tracce di Miles Davis e Meredith Monk. Diverso è lo spirito dell’album che si nutre di momenti di puro minimalismo elettronico che sembrano puntare in direzione dei riff claustrofobici di Carpenter - Portal 1 – per poi aprire ai convulsi ritmi techno di ‘Race To The Moon’ che è davvero una dichiarazione d’amore verso tutta una filosofia di vita. Per uno sprint ritmico ossessivo c’è sempre un momento di astrazione, come nel manto subliminale di ‘Perception’ o negli ondulati scenari ambient di ‘More’.

L’album ha anche i suoi apici drammatici, prima nella magnifica ‘Never
Defeated’ con la voce di Rachel Claudio che gentilmente ricama figure melodiche sopra una linea di basso fretless e  - successivamente – nella title track che sembra lavorare agli analoghi pattern acquatici di Moritz Von Oswald, lo scienziato della dub-techno.  La chiusura dell’album con‘Light On Edge’ è puro soul contemporaneo, sospeso, con la voce di Natasha Kmeto ad esternare un’ ipotesi di musica elettronica e cosmica. Un viaggio emotivo di rare proporzioni questo ‘The Phoenix’ una di quelle primizie destinate a rivoluzionare non solo un mercato ma un’intera cultura.