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Administrator Goodfellas Jan 30, 2014 6:13:02 AM News

Mark Lanegan, un'antologia

lanegan

Un’antologia che rende giustizia ad una delle figure più solenni di tutto il rock contemporaneo, uno degli interpreti più intensi e carismatici delle ultime due generazioni. Nato a Ellensburg, stato di Washington,  il 25 novembre del 1964, Mark Lanegan è da molti considerato l’erede naturale di Jim Morrison, tale l’influenza esercitata sui talenti in erba del Northwest – e non solo – e la sua duttilità musicale. Una volta abbandonato in maniera definitiva il tetto degli Screaming Trees, formazione con cui ha tracciato un importante trait d’union tra la psichedelica ed il rock duro, anticipando di gran lunga il manifestarsi di tutto il calderone grunge. I dischi su SST rimangono un testamento cruciale, ben più del chiacchierato approdo alla major Epic. I primi due dischi per Sub Pop – The Winding Sheet e Whiskey For The Holy Ghost – ci hanno consegnato un autore in solitaria, il cui rauco tono ben si adattava ad acustiche e polverose atmosfere.

Progressivamente la sua carriera si è arricchita di collaborazioni – dai Queens Of The Stone Age di Josh Homme agli intensi lavori in duo con Isobel Campbell, passando per la premiata ditta Gutter Twins con Greg Dulli degli Afghan Whigs – andando semmai a stabilire la sua presenza come snodo cruciale dello scacchiere rock negli anni zero. La compilazione prodotta da Matt Sullivan con lo stesso Lanegan, vede la luce per la Light In the Attic e si rende indispensabile anche per la presenza di un secondo cd colmo di inediti. Parliamo di 12 tracce, che danno ancor più profondità al suo verbo. Dalla commovente ‘Blues Run The Game’ a firma Jackson C. Frank – eseguita dal vivo al Lola’s Lounge di Portland il 15 ottobre del 2000 – ad una sentita rivisitazione di ‘Big White Cloud’ di John Cale, registrata presso gli Jupiter Studiso di Seattle nel 1998. E ancora: una versione vocale di ‘Blues For D’ ed una stravagante collaborazione con l’ex bassita dei Guns’n’Roses Duff McKagan per ‘A Song While Waiting’. Non mancano davvero le chicche in questa raccolta che porta il titolo quanto mai esplicito di ‘Has God Seen My Shadow ?’.