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Administrator Goodfellas Mar 31, 2014 5:44:19 AM News

Soul Note/Black Saint : here comes the jazz

                                     

Quattro ristampe esclusive dai cataloghi Soul Note e Black Saint, quattro modi di intendere la rivoluzione culturale nera e le numerose commistioni con i musicisti jazz bianchi. Altra immersione negli appetibili cataloghi degli storici marchi milanesi, sempre all’avanguardia nel circuito delle musiche creative. Si parte con ‘Etudes’,  prima collaborazione in studio tra il bassista Charlie Haden ed il batterista Paul Motian, con lo zampino della pianista Geri Allen. I ritmi angolari della storica coppia e l’ alta sensibilità pianistica della Allen si integrano in un intenso dialogo a tre. Lo spirito tendente all’ esplorazione del trio brilla attraverso l' intero album. Uno stratosferico set che prevede sette composizioni originali e due meravigliosi tributi ad Herbie Nichols ed Ornette Coleman - una toccante rivisitazione della tematica ‘Lonely Woman’ - in uno dei lavori più influenti degli anni ottanta accreditati al format del piano trio.

‘Flutter By, Butterfly’ è il ritorno di una leggiadra gemma a firma del trombettista canadese Kenny Wheeler. Registrato nel 1987 e pubblicato da Soul Note nell’ anno successivo, il disco rappresenta al meglio la visione musicale del musicista il cui concetto si sviluppa attraverso l’ interazione con un quintetto stellare. Uno spazio denso ed aperto al dialogo tra il filicorno del leader, le ance di Stan Sulzman, le armonie pianistiche di John Taylor, il basso dello statuario Dave Holland e la batteria di Billy Elgart. ‘Raw Materials And Residuals’ è uno degli album essenziali della cosiddetta corrente creative jazz degli anni 70. La musica del compianto sassofonista e compositore Julius Hemphill presentava una combinazione solida di elementi blues ed improvvisativi, uniti alla complessità del bop. Registrato a New York nel 1977, Raw Materials esplodeva in un confronto tra le ance di Hemphill, lo stile pizzicato al violoncello di Abdul Wadud ed il frenetico drive della batteria di Don Moye.

Nel dicembre del 1979 due membri dell’ Art Ensemble of Chicago - il sassofonista Joseph Jarman ed il percussionista Don Moye - assieme al grande bassista sudafricano Johnny Dyani si riuniscono sotto la sigla Black Paladins. Ispirati dalle parole del grande poeta nero Henry Dumas (ai più noto per l’ epopea dei ‘Tre Moschettieri’) i tre sono sulle tracce di una musicalità profonda e densa, dalla antica Africa alla rurale America, passando attraverso moderni contesti urbani. A distanza di 35 anni Black Paladins mantiene una grazia ed un vigore invidiabile nel rivoluzionario contesto di tutta la cosiddetta ‘great black music’.