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Administrator Goodfellas 06/giu/2014 02.08.19 News

Baba Sissoko - Tchiwara



Baba Sissoko è uno dei più rappresentativi musicisti maliani– nato nella capitale Bamako nel 1963 – è un naturale poeta e cantore della tradizione griot oltreché polistrumentista di comprovata fama internazionale. La sua è da anni una vera e propria missione, per il riconoscimento delle centenarie tradizioni locali, capaci di informare tanto il blues quanto il pre-war folk americano. Il suo approccio trasversale ha favorito l’incontro con numerosi artisti di estrazione black. Nell’album di una vocalist capitale come Dee Dee Bridgewater – ‘Red Earth’ – Baba compie il suo primo prodigioso passo alla conquista dei palchi occidentali. Il brano Dee Dee, da lui composto, sarà proprio una delle perle di quell’album.

Già nell’incontro con Famoundou Don Moyè e l’Art Ensemble of Chicago ebbe modo di mescolare l'amadran (la propria origine del blues, secondo i ricercatori) con il jazz e il blues. Il culmine di questo mix è fissato in due album, ‘Bamako Chicago Express’ del 2002 e ‘Reunion’ (accreditato proprio alla storica formazione del giro AACM) del 2003, che videro Sissoko come ospite speciale. La carriera del nostro si è ulteriormente illuminata negli incontri con Youssou N'Dour, Oumou Sangare ed i musicisti dell’accolita Buena Vista Social Club.

Dal 1998 Baba ha comunque scelto  l’Italia – la Calabria nello specifico – come luogo in cui vivere la sua avventura musicale e personale, continuando comunque a viaggiare materialmente per buona parte dell’universo terracqueo. L’altro progetto che va sicuramente menzionato è l’internazionale AfroCubism – pubblicato nel 2010 da World Circuit – vera parata di stelle che oltre al nostro Baba al talking drum prevedeva Bassekou Kouyate (ngoni), Gabriel Fonseca (violino), Toumani Diabate (kora), e numerose altre personalità della scena cubana in quella che sarà una sensibile commistione stilistica capace di ammaliare folle oceaniche.

In questo nuovo album si configura nuovamente l’alleanza con Goodfellas, che dopo African Griot Groove e la toccante collaborazione familiare sfociata in Baba Et Sa Maman, concede un altro purissimo esempio di modernità afro-occidentale. Tchiwara è necessariamente il disco più urgente di Baba, quello che naturalmente sfocia nell’elettricità del rock , incorporandone tanto la muscolarità quanto la propensione alla jam. Con i nuovi sodali Angelo Napoli (chitarra elettrica), Dario Triestino (basso elettrico) e Roberto Coscia (batteria), Baba libera la sua naturale istintività alla ricerca di nuove forme di dialogo tra l’afro-blues e quelli che a ragione possono essere definiti ibridi etno e jazz-rock.

Guidando con straordinaria abilità un ensemble che prevede ulteriori rappresentanti della sua estesa famiglia – Djana Rosa (voce e cori)  Giulia Sokona (violino) Roberto Madou (tastiere, batteria e percussioni) – Baba è sempre il fulcro armonico cui girano attorno le composizioni. Oltre ad esser voce guida, il nostro utilizza numerosi strumenti tradizionali (ngoni, tamani, doun doun, karahnan, kamalengoni, djembe e calebasse) ricordandoci anche come la sua abilità alla chitarra acustica ed al basso siano ormai acquisiti.   

Possiamo definire Tchiwara come una delle sue opere più coraggiose, ponendo ancora al centro la sua figura nell’eterno dialogo tra la musica dei pro-genitori africani e gli epigoni della sfera occidentale.