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Administrator Goodfellas 24/apr/2014 00.53.18 News

Badbadnotgood



Quasi in una sfida senza esclusione di colpi, alla meditabonda Montreal del dopo-rock e delle avanguardie bianche, risponde un’altrettanto vivace Toronto, con quello che è uno dei nomi di punta dell’underground locale. Badbadnotgood già strappano un sorriso con un nome che appare un recondito urlo pre-adolescenziale, per poi rivelare una serie di intenti quanto meno battaglieri. Dopo una serie di mixtape, cd-r dal vivo ‘bruciati’ direttamente dal board e apparizioni in significative raccolte, è tempo di staccare il biglietto per la maturità. Amici per la pelle i tre - Matthew Tavares (tastiere), Chester Hansen (basso) e Alex Sowinski (batteria) – mostrano un talento strabiliante nonostante la giovane età, oltre ad una padronanza di mezzi efficace, che sottolinea un grande gusto per la composizione, messa a fuoco negli anni di frequentazione al programma musicale dell’ Humber College.

Altrove lo avrebbero chiamato future jazz, ma a noi piacciono le sofisticazioni e allora optiamo per  ‘organic grooves’ o – ancora meglio – per ‘abstract funk theories’. Che poi la musica black – declinata nelle sue più contemporanee forme – è proprio il sostegno su cui regge la pratica del trio. Messo sotto contratto dalla sempre più virtuosa Innovative Leisure, che si concede un viaggio a settentrione per licenziare questo ‘III’. Subito alcuni elementi che sgombrano il campo da ogni possibile equivoco: la dimensione live è fondamentale nella dialettica del gruppo. Gli strumenti vengono quasi adattati alla performance in tempo reale, lasciando trasparire l’attitudine dei migliori guastatori elettronici e dei più estroversi dj hip-hop. Genere con cui i nostri hanno naturalmente flirtato. Licenziando un 10 pollici per Lex proprio nel fatidico giorno del Record Store Day. La combine con Ghostface Killah e l’mc Danny Brown testimonia di una vena spontanea, logica conseguenza di interessi musicali che si ampliano a fisarmonica.

Osannati da un altro rappresentante del rap evoluto come Tyler The Creator e addirittura acclamati dal sempre più influente Gilles Peterson (che certo non ha perso occasione di trasmetterli nel suo prezioso spazio alla BBC) i BBNG sono l’essenza del domani. La loro musica è tutto uno scatto nervoso, una sovrapposizione di stilemi che non teme smentite. Tra i solchi di un polveroso 33 giri, tra atmosfere vintage e battiti suadenti, la vita del combo è sospesa tra le icone di Philadelphia The Roots e quell’ancor innovativa formazione inglese che rispondeva al nome di Red Snapper. Questa roba è pura dinamite, credeteci.