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Administrator Goodfellas 28/mag/2014 05.59.26 News

Fire ! Orchestra, il ritorno



I Fire! – prestando fede sin dal nome ai dettami della cosiddetta fire music e della new thing, forze motrici della contro-cultura afro-americana – nascono come trio per volontà di tre magistrali improvvisatori scandinavi: Mats Gustafsson (sax), Johan Berthling (basso) ed Andreas Werliin (batteria). Nessuno dei tre può definirsi a ragione un purista jazz, considerate che Gustafsson con The Thing è stato abile nel riprendere classici dei Sonics, Pj Harvey e addirittura Lightning Bolt (ovviamente senza trascurare la luce profonda ed il bagaglio etno-musicale di Don Cherry, ispiratore della sigla),  Berthling con i suoi Tape ha camminato in bilico tra folk ed elettronica (un loro brano è anche rintracciabile nella colonna sonora del pluridecorato film di Sorrentino La Grande Bellezza) e Werliin ha tracciato in coppia con la compagna Mariam perle di inusitato avant-pop coi Wildbirds And Peacedrums . Nel 2011 l’idea di ampliare il progetto ad una vera e propria orchestra porta al coinvolgimento della crema dei musicisti più ricercati di area scandinava. ‘Exit’ – premiato da numerose testate di settore tra le più genuine contaminazioni artistiche del 2013 – introdusse l’ensemble allargato, che oggi torna sul luogo del delitto, in una cospirazione che non facciamo fatica a definire stellare.

Enter è un animale diverso e per questo sorprendete, un caleidoscopio di sentimenti, ritmi e tessiture sonore, in cui il lento incedere della ritmica fa da base alle declamazioni della stessa Wallentin, che sembra ricoprire il ruolo della Julie Tippets all’epoca dell’impegnata collaborazione con lo Spotaneous Music Ensemble di John Stevens.  L’ispirazione per questa nuova suite arriva dal leggendario sassofonista Joe McPhee, con cui lo stesso Gustafsson ha a più riprese collaborato. L’orchestra ha in realtà altre due forti voci in dotazione, quella dell’etiope Sofie Jernberg e di Simon Ohlsson (cantante di estrazione garage-blues già nei Silverbullit). Il nuovo assetto dell’orchestra riporta alla mente la grande progettualità della Jazz Composers Guild (sotto il cui tetto passarono Carla Bley, Don Cherry, Roswell Rudd ed una miriade di musicisti illuminati) , suggerendo anche un parallelo con i recenti progetti estesi della sassofonista originaria di Chicago Matana Roberts. Il groove che apre la seconda parte della suite è stato letteralmente scippato a ‘Tomorrow Never Knows’ dei Beatles, a dimostrazione della capacità di mutuare influenze diverse in unico magniloquente contesto. E’ la filosofia di un ensemble che sta riscrivendo a   braccio le regole della più sofisticata musica d’avanguardia, che in questo non teme il confronto con le radici del folklore locale e del rock psichedelico.