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Administrator Goodfellas 26/nov/2014 01.18.46 News

Moonlight, splende Hanni El Khatib




Per il suo debutto del 2011 – ‘Will The Guns Come Out’ – Hanni El Kathib si cimentò in un esperimento casalingo, traslando la sua essenziale spinta rock’ n’ roll fatta di chitarre e tamburi ridotti all’osso in un percorso intimista. Per il successivo ‘Head In The Dirt’ del 2013 le cose si fecero decisamente più serie, il nostro si recava presso gli studi di Nashville di Dan Auerbach (un vero e proprio paradiso analogico) con la testa completamente sgombra e tanta voglia di mettere a frutto nuovi suggerimenti.

Dopo aver portato in giro l’album in un dispendioso anno di tour, Hanni è pronto a cambiare radicalmente strategia. Per questo motivo ha bisogno di isolarsi. Sperimentare nuove tendenze è un obbligo. Occorrono trenta giorni di chiusa in uno studio di Los Angeles - The Lair – per confezionare quello che è forse il suo disco più sperimentale: ‘Moonlight’. Ancora una volta Innovative Leisure punta ciecamente sul fattore sorpresa, convinta delle imprese di questo meticcio californiano che ha ridotto a brandelli la canzone d’autore balzando volentieri di palo in frasca. Dal boogie all’hard-rock fino alla più disumana electro, non manca davvero nulla in questo party col vampiro.

Confidenza, maggiore esperienza e tecniche affinate, la direzione non è mai stata scontata ed il terzo album si concretizza in numeri da capogiro. Ascolterete un beat in puro stile Mobb Deep punteggiato da un drone di sintetizzatore che fa molto Suicide. Comprenderete al meglio il gemellaggio tra ESG ed LCD Soundsystem in salsa disco in una vero e proprio saggio lirico sulla vita e la morte.  L’impressione è che ‘Moonlight’ sia materia per veri intenditori. L’eleganza del nostro è fuori discussione, le sue rime scivolano sul velluto, concedendo il passo a paragoni spesso ingombranti. Ma non è certo questo a terrorizzare Hanni El Khatib, che già di per sé possiede un nomignolo di quelli scolpiti nella storia moderna. Tipo King Khan o Ty Segall per intenderci. Da buon poeta urbano il nostro ha scelto ad arte la sua colonna sonora,  uno score che prendesse spunto dai Wu-Tang Clan di ‘36 Chambers’ e dai Clash globali di ‘Sandinista’.

Ecco, ‘Moonlight’ è esattamente materiale da ‘fissati’, gente che impiega una parte considerevole della sua giornata nell’assemblare il mixtape perfetto. A ben vedere ‘Moonlight’ è l’archetipo di quella filosofia, scimmiottando il New Orleans funk, il kraut-rock e finanche i Black Sabbath di ‘Technical Ecstasy’. Roba da intenditori, va da sé.