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Administrator Goodfellas 03/ott/2014 04.25.02 News

Grouper, in ruins




Un titolo emblematico per il nuovo disco di Grouper in uscita per Kranky a fine ottobre: Ruins. Come se Liz Harris stesse in qualche maniera provando ad esorcizzare alcune delle sue più recondite paure, riflettendo su una crescita sociale ed artistica. Un disco ancor più intimo e umbratile, dove lo strumento principe assieme alla voce della Harris è il pianoforte.

L’album è stato in pratica concepito ad Aljezur, una piccola località portoghese, nel 2011 durante una residenza organizzata dalla galleria d’arte Zé dos Bois. Tutti i brani sono stati registrati nell’occasione aldilà dell’ultimo episodio, scritto ed inciso nella casa materna nel lontano 2004. La stessa autrice si dimostra sorpresa dei risultati ottenuti, senza celare per nulla una dose di soddisfazione. ‘Per alcuni anni mi sono fermata, processando tanta rabbia e disillusione politica, cercando anche di metter via tanta spazzatura che mi condizionava emotivamente. Il processo di registrazione è stato quanto meno semplice, un quattro tracce portatile, un microfono stereo della Sony e – per l’appunto – un pianoforte’. Quando non impegnata nelle incisioni Liz si concedeva delle escursioni marittime, in direzione delle spiagge oceaniche che sorgono a poche miglia dal villaggio.   Nel percorso, la fascinazione per le rovine dei vecchi paesaggi e degli edifici decadenti deve aver dato ulteriore ispirazione al concept che anima il disco.

Confessandosi recentemente al magazine Vogue, Liz spiega come nel brano apripista ‘Call Across Rooms’ ci fossero parti uguali di amore e smarrimento. Una canzone da interpretare letteralmente per certi versi, riportando quasi integralmente una lettera scritta per qualcuno di cui era innamorata ma con cui non poteva intrattenere una relazione. Ma c’è anche un aspetto che riguarda più da vicino il suo subconscio, quasi uno scritto destinato a sé stessa, con l’intento di imparare ad amare meglio. L’album è così un documento, un nodo al cammino quotidiano. Musicalmente parlando è un’opera intensa e fragile, una delle più belle discese nel proprio ego dai tempi del debutto solista di Mark Hollis dei Talk Talk.