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Administrator Goodfellas 28/feb/2014 04.07.35 News

Sufjan Stevens goes hip-hop



Alza il tiro Sufjan Stevens, con una collaborazione che lo vede emanciparsi dalle sofisticate orchestrazioni degli ultimi album. Un’apertura che non deve sorprendere, considerate anche le capacita di A&R dello stesso artista, che con la sua etichetta Asthmatic Kitty ha saputo rivoluzionare lo stesso status di indie-label, rivolgendosi ad un pubblico più adulto che sapesse al contempo apprezzare il cantautorato e l’avanguardia pop. Attraverso il suo lavoro di scouting il nostro ha mostrato di conoscere anche le dinamiche del moderno hip-hop e di certa elettronica. Sisyphus è dunque una logica conseguenza più che un fulmine a ciel sereno. Un progetto che prevede il coinvolgimento in pari misura di Serengeti (all’anagrafe David Cohn) e Son Lux, anche noto come Ryan Lott. I due vantano una discografia sostanziosa ed in comune hanno un luogo d’approdo: la Anticon. Il marchio che più di ogni altro ha definito lo spessore del fenomeno avant-hop, lanciando in primis gli insuperati Clouddead.

Ma non c’è nulla di claustrofobico in questa prima prova lunga di Sisyphus, che in realtà avevano già esordito con un Ep sotto l’esplicita sigla S/S/S. Ispirato all’arte di Jim Hodges (artista di base a New York e celebre per le sue installazioni già in mostra alla Whitney Biennial, al Walker Art Center ed al Dallas Museum Of Art) e commissionato proprio dal Walker Art Center in combutta con la Saint Paul Chamber Orchestra, curatrice della serie Liquid Music a Minneapolis/Saint Paul, il disco inaugura indubbi nuovi scenari.

Un r&b che in assoluto potremmo definire bianco, aperto a soluzioni inedite, non fosse altro per le capacità trasformiste di Sufjan Stevens, un cantante dall’estensione affatto tradizionale e dall’ingegno indiscusso. Le sue virate orchestrali, preparano la scena a nuove soluzioni ritmiche, andando così ad impreziosire il lavoro sincretico dei due produttori di estrazione hip-hop. Un disco che sa anche essere incalzante, proponendo smaliziati refrain come in ‘Booty Call’ e ‘Lion’s Share’, che sicuramente farebbe la gioia di chi ha apprezzato la comunione Nile Rodgers/Daft Punk. Una bella scommessa per Sufjan Stevens, forse una delle figure dell’emisfero musicale più portate al trasformismo.