Administrator Goodfellas 30/gen/2014 06.46.59 News

Boozoo Bajou 4

boozoo

Boozoo Bajou continuano a  migliorarsi, di giorno in giorno. Da circa 17 anni il duo composto da Peter Heider e Florian Seyberth è operativo sulle scene internazionali, avendo confezionato lavori per etichette prestigiose quali K7 e Stereo Deluxe. Ma nulla poteva evidentemente prepararci a questo loro quarto album da studio, il loro insindacabile apice creativo. ‘4’ esce per la sub label della ritrovata R&S Apollo, andando così ad arricchire un catalogo che si mostra tra i più eclettici in ambito nu-electronica. Davvero sofisticato il lavoro del combo e la cura con cui si vengono a delineare le atmosphere del disco, che si pone esattamente al crocevia tra musica colta e club culture, andando a colmare un vuoto pneumatico tra gli interpreti più in vista della cultura digitale. Vi toglierà il fiato ‘4’, gli scenari evocati del disco sanno essere gelidi ma confortanti, rimandando a quadri  polari e a cime tempestose.

Dalla caratteristica techno-dub che ha fatto la storia in casa Basic Channel alle visioni world di  Brian Eno ed alle ipotesi di musica dal ‘quarto mondo’ del trombettista John Hasell, sono numerose le suggestioni evocate da questo disco, in cui ritmi si fanno sempre più rarefatti e la strumentazione cambia di volta in volta timbri e colori. Per l’occasione Boozoo Bajou chiamano session men davvero in vista: dalla chitarra liquida di Frank Zeidler alla viola e violino pizzicati con gentilezza da Stefan Pötzsch (che ci regala più di una sortita alla mbira, il piano a pollice africano), passando per il filicorno dello straordinario figlio d’arte Markus Stockhausen ed il duduk armeno (pensate alla colonna sonora del film ‘Il Gladiatore' ad esempio) di Frank Freitag. Per non menzionare il virtuosistico lavoro al sintetizzatore di Ricardo Villalobos e del suo solerte collaboratore Max Loderbauer.

Il blues, così come il jazz ed il dub sono stati sempre alle origini del nostro lavoro, ma ci siamo riferiti a questi macrogeneri sempre come ad un comune luogo di partenza, per poi andare ad esplorare un nostro personale linguaggio. E’ questa la summa del pensiero di Peter e Florian, che calamitando le proprie influenze hanno creato probabilmente uno dei più duraturi lavori che la scena elettronica possa oggi offrirvi.