Administrator Goodfellas 29/gen/2014 05.48.56 News

The Unsemble: Jesus Lizard meets Neubauten

The Unsemble

Quando suonava coi Jesus Lizard, Duane Denison fu spesso etichettato come il Robert Fripp del noise-rock, tale la capacità di ricavarsi uno spazio singolare tra anfratti rumorosi ed urla viscerali. The Unsemble è la sua nuova sfida musicale, mai sazio – nonostante le recenti sortite coi ritrovati Tomahawk ed il deus ex-machina Mike Patton – si lancia all’insegna della più spericolata ricerca strumentale. Un’abitudine nota, un vizio solenne, se pensiamo anche alle avventure in parallelo col Denison Kimball Trio, quando i Jesus Lizard erano uno dei più chiacchierati gruppi indipendenti americani. Per sostenere cotanto genio ci vogliono collaboratori all’altezza, anche comprimari purchè le questioni di ego siano confinate all’anticamera. Detto del chitarrista (che occasionalmente suona anche le tastiere), passiamo all’altro ingombrante soggetto, tale Alexander Hacke (basso ed elettroniche) che i più di voi ricorderanno con gli Einsturzende Neubauten ed i Crime and the City Solution, ma anche dietro ad alcune pellicole nel ruolo di consulente artistico  e musicale (citazione ad hoc per il bellissimo Crossing The Bridge – The Sound Of Istanbul, in cui veniva anche tracciato un profilo del Jimi Hendrix del Bosforo, Erkin Koray) . Ai due si aggiunge un percussionista con tutti i crismi, Brian Kotzur il cui lungo curriculum rammenta almeno Silver Jews e lo stravagante cineasta Harmony Korine.

Registrate nell’estate del 2012, queste 15 tracce strumentali - raccolte in un debutto omonimo per Ipecac - sono il risultato di un intenso lavoro, culminato in due febbrili settimane che hanno portato allo sviluppo di fitte esplorazioni soniche. Alcune di queste sono state finemente composte ed arrangiate, altre sono puramente improvvisate – come si evince da alcuni dei titoli inseriti in ordine cronologico. Nello spettro di questa formazione estemporanea una grande abilità nel dialogare e nel mettere pienamente a fuoco le rispettive esperienze. Si passa così dal fake jazz (da sempre lontana passione di Denison, che in più di un’occasione ci ricorda come i primi Lounge Lizards non siano così distanti)  al retaggio industriale di Hacke, mai domo anche nel rielaborare una sorta di austero pop post-apocalittico (che poi il nostro si sia spesso accompagnato a Gianna Nannini è una questione che non vi deve proprio riguardare). Ci sono esotismi da parrocchia post-nucleare, siparietti da spy-movie, altalene che dipingono il post-rock prima dell’avvento dello stesso fenomeno, momenti percussivi in punta di piedi e registri comunque eleganti. C’è davvero tanta sostanza in questo meeting onirico, destinato a raccogliere un bacino di utenti affatto trascurabile.