Administrator Goodfellas 23/apr/2014 08.06.47 News

Gaspard Royant, french r'n'r



Il rocker francese Gaspard Royant debutta con il primo lavoro sulla lunga distanza dopo una trittico di singoli che ne anticipava i copiosi intenti. Dopo aver omaggiato figure imponenti quali Roy Orbison, Phil Spector, Otis Redding, Brill Building ed aver gettato un’occhiata d’intesa al museo discografico della Stax, il terreno è pronto per un salto di categoria.

Prodotto e registrato per buona parte all’ormai leggendario Toe-Rag Studios di Liam Wilson (il luogo in cui è stato partorito il celeberrimo anthem dei White Stripes ‘7 Nation Army’, ma anche studio di The Kills, Supergrass, Pete Molinari e chissà quanti altri) il disco è destinato ad incontrare i favori di chi consuma ancora vinile in maniera famelica, memore di quanto prodotto negli anni ‘60 con rigorose tecniche analogiche. Quale momento migliore per neofiti e stagionati collezionisti di abbracciare il virtuoso autore? Un artista che sfida in maniera conscia le dinamiche spazio-tempo, consegnandoci appunto un album lungo che avrebbe affatto sfigurato al fianco delle leggendarie produzioni Stax, Motown e – perchè no ? – Sun Records.

C’è il rock’n’roll, in tutte le sue possibili varianti, dal soul all’ r&b, passando per vincenti screziature proto-garage, con un filo logico inseparabile: la melodia (e la brillantina). Gaspard è quanto meno orgoglioso di servire ai commensali il primo piatto. Registrato seguendo appunto le antiquate tecniche analogiche, il disco presenta oltre ai tre sette pollici una serie di pezzi completamente inediti. Nessun concetto altisonante, solo una carrellata di potenziali singoli, seguendo le consegne dei buoni vecchi album d’ un tempo. Come dire? All killer, no filler! Una di quelle collezioni memorabili di classici istantanei condensati in appena 3 minuti.

Spesso autobiografico – come nel caso di ‘The Woods’, trasposizione letterale di un omicidio commesso nella sua casa natale sulle Alpi – il ragazzo nei 10 successi meravigliosi episodi si ispira  alla sua personale odissea americana – Monkeytown -  e a quel film culto che è ‘Ritorno al Futuro’ ( l’esplicita Marty McFly).  Poteva mancare una storia di cuori infranti dunque?  Provvede Break-Up Bar,  con quei tipici arrangiamenti agrodolci, che fanno molto colonna sonora da Drive-In. Sogni di gloria e vanità, mantenendo sempre una saggia vena ironica ed una sincerità disarmante. Un disco impeccabile per un giovane interprete che nonostante il passaporto mostra assoluta confidenza con la pratica. E no, he is no Johnny Hallyday!