Administrator Goodfellas 27/gen/2015 05.56.19 News

Moon Duo, psychedelicatessen



I Moon Duo hanno iniziato a lavorare al loro ultimo album durante un periodo in cui hanno affrontato una nuova e quanto mai curiosa realtà. Liberi da qualsiasi consegna ed aspettativa, pronti ad andare di nuovo on the road, Ripley Johnson (Wooden Shjips) e Sanae Yamada sperimentano un cambio radicale nella loro percezione della realtà. Come all’inizio di un viaggio lisergico, o al margine di un burrone, quando le ombre convergono misteriosamente nella luce,  la loro esistenza ha iniziato a trasformarsi in un sogno surreale, per poi tornare di soppiatto all’attualità. Piani di percezione instabili, cui il gruppo ha risposto con un’immersione totale nella musica, pur di riguadagnare un pizzico di lucidità. ‘Shadow of the Sun’ (Sacred Bones) è così il risultato di alcuni mesi spesi in un limbo tutt’altro che consolatorio.  Lavorando in parallelo in un oscuro scantinato in quel di Portland e a piano terra nella solare San Francisco, questi nuovi suoni e canzoni variano drammaticamente di groove in groove, rivelando tessiture sonore in precedenza inesplorate dal duo.

Il brano ‘Night Beat’ con i suoi ritmi simil-dance è un tentativo di accettare gioiosamente la sfida, mentre ‘Wilding’ ribadisce i più familiari territori del Moon Duo rifugiandosi in figure ripetitive e  riff quasi escapisti. Altrove la band si abbandona completamente al trip , scontrandosi con i ritmi fuzz di ’Slow Down Low’ e ‘Free the Skull’ foraggiando poi le certezze narcotiche di ‘In a Cloud’, forse la cosa più prossima alla psichedelia inglese che il gruppo abbia mai proposto (le pagine sinuose del catalogo Spacemen3, in primis). Per dare un sapore ancor più esotico all’album il duo si accampa a Berlino per mixare il tutto con il beatmaker finlandese Jonas Verwijnen presso i Kaiku Studios. E’ qui che decidono di ribaltare completamente il fuoco sull’album, incrementando l’esposizione dell’obiettivo. Tecniche non convenzionali che rivedono il loro disegno psych-rock, alla fine di quel trip dal titolo ’Shadow of the Sun’