Administrator Goodfellas 31/mar/2014 04.10.56 News

Nicole Atkins: Slow Phaser



Un tour de force noir illuminato da luci al neon, una raccolta di canzoni pop ad alta definizione adatta alle ore piccole: Slow Phaser è l’album più moderno e originale di Nicole Atkins. Prodotto da Tore Johannson – che ha collaborato con la cantante ai tempi dell’oramai classico debutto del 2007 Neptune City – l’album è una pietra miliare per la cantautrice che ha raggiunto la maturità creativa aggiungendo nuovi sorprendenti colori a una tavolozza sonora già piuttosto ricca. Con le loro tinte fluorescenti e i ritmi ballabili, la poppeggiante Girl You Look Amazing e la sensuale Red Ropes mettono sotto una nuova luce l’inconfondibile voce di Atkins. Agrodolce ma in definitiva positivo, Slow Phaser cattura Nicole Atkins al meglio: vivace, sexy e determinata a guardare avanti. «Volevo fare musica che nessuno avesse mai sentito prima, nemmeno io».

 Performer carismatica e devota all’arte della musica dal vivo, dopo la pubblicazione dell’album del 2011 Mondo Amore la cantante del New Jersey è stata per un anno sulla strada. Tornata a casa, ha ripensato radicalmente il suo approccio. Ha fatto visita ad amici musicisti sparsi per il mondo e ha allacciato una fruttuosa collaborazione col batterista e produttore Jim Sclavunos (Nick Cave & The Bad Seeds, Grinderman, Cramps, Teenage Jesus & The Jerks). Solo durante il primo giorno di lavoro assieme i due hanno scritto tre canzoni. «Jim mi ha aiutata a esprimere quel che sentivo», afferma Nicole. «Mi ha spinta ad esaltare l’essenza delle canzoni. Mi ha insegnato parecchio sull’arte della composizione». Fortunatamente, o forse no, Atkins era a Memphis quando l’uragano Sandy ha devastato la costa del Jersey e la sua casa di famiglia. «È stato orribile. Il piano terra era completamente inondato, non abbiamo avuto elettricità per diciotto giorni. Ora le cose sono tornate alla normalità, ma non è più come prima. La gente in città è invecchiata parecchio».

 Mentre pensava a cosa fare, è giunto da una terra remota il richiamo del destino. Saputo dei suoi problemi, il suo vecchio produttore Tore Johansson – noto per avere lavorato con Franz Ferdinand e Cardigans, fra gli altri – l’ha invitata nel suo studio di Malmö, in Svezia. «Mi ha aiutata a incidere il disco e mi ha dato un posto dove stare». Atkins ha messo in valigia due anni di canzoni, poesie e appunti, per non dire delle centinaia di idee musicali registrate sull’iPhone. Con l’aiuto di Johansson ha ideato un nuovo approccio sonoro, mischiando l’energia della psichedelia, il senso dell’avventura del progressive, ambientazioni disco notturne e la ruvida purezza emotiva del migliore country-soul. Ha scarnificato la strumentazione – Johansson ha suonato il basso, affiancato da Lars-Olaf Johansson dei Cardigans alla chitarra, dal tastierista Martin Gjerstad e da Sam Bey alla batteria – ponendo molta più enfasi sull’elettronica, rispetto ai dischi precedenti. Secondo Nicole, «il disco ha un gran suono, senza essere carico. Abbiamo usato solo quattro strumenti e registrato tutto dal vivo. Al posto di sovraincidere archi e fiati abbiamo preferito mettere a punto melodie complesse per poi incastrarle come tessere di un puzzle. Ogni particolare ha un suo peso».

Il risultato è vario e particolarmente vivido. Canzoni come Who Killed The Moonlight? risplendono grazie a ritmi ballabili e ritornelli pop trascendentali, una combinazione inedita per Atkins. Ha espanso i confini del suo songwriting scrivendo una serie di canzoni schiette e pungenti che gettano uno sguardo caustico verso aspiranti fidanzati (It’s Only Chemistry), hipster pesanti (Cool People) e la strada senza fine che è diventata casa sua (Gasoline Bride). Dal punto di vista emotivo, Slow Phaser culmina nel finale di The Worst Hangover – con le sue immagini di palle a specchi in frantumi che luccicano mentre la tempesta spazza le coste del New Jersey – e nella scarna e potente Above As Below che fotografa la nostra eroina da sola al mare, «solo io, i gabbiani e gli dei». Convinta sostenitrice dell’idea che l’album sia una forma d’arte, Atkins ha messo in sequenza le canzoni dividendole in tre sezioni, ispirata dal western psicotropo di Alejandro Jodorowsky El Topo. «All’inizio il protagonista è presuntuoso e sicuro di sé, e così prende pessime decisioni senza pensare alle conseguenze. Nella seconda parte perde tutto e viene messo al suo posto. Alla fine accetta quel che è accaduto e cercar di trovare una ragione spirituale per diventare una persona migliore».