Administrator Goodfellas 25/feb/2014 05.41.10 News

War On Drugs, hit the road



‘Lost In The Dream’ è il terzo album della band di Philadelphia The War on Drugs, ma – per molti versi – può a ragione essere considerato il loro esordio. In concomitanza  con la pubblicazione di ‘Slave Ambient’ nel 2011, il leader e factotum Adam Granduciel ha iniziato un percorso che lo ha portato a calcare per i successivi due anni alcuni dei più importanti palchi americani ed internazionali. Da questo processo sono nate le dieci canzoni – poi definite in studio – che vanno a  comporre questa nuova  essenziale fatica.

Prodotto dallo stesso Granduciel con l’amico di vecchia data ed ingegnere de suono Jeff Zeigler il disco può contare su di un suono avvolgente ed estremamente lirico. In passato Granduciel ha costruito il corpo delle proprie composizioni autonomamente, a differenza di questi nuovi luminosi gioielli, concepiti con un solido gruppo, che ha anche sorretto il lungo lavoro on the road. Dave Hartley (il suo bassista preferito) ha già suonato nel disco di debutto ‘Wagonwheel Blues’, mentre il pianista Robbie Bennett, si era già rivelato polistrumentista efficace nel disco precedente. Con questo assetto essenziale il gruppo ha messo su nastro numerose idee, lavorando per circa otto mesi alla definizione del materiale in essere, testando numerosi studi di registrazione: dalle montagne del North Carolina ai familiari sobborghi newyorkesi. Al termine di queste sessioni Granduciel avrebbe listato una serie di ospiti per scolpire ulteriormente le nuove composizioni. ‘Lost In The Dream’ rappresenta così le fatiche del viaggio ed il trionfo dell’arrivo a destinazione.

Una voce singolare, ma anche un progetto all’insegna della grande amicizia e stima condivisa con  spiriti affini. Il cruccio di crescere, confrontarsi con le asperità della vita, stringere amicizie solide, aiutarsi. Ecco a cosa si ispira il disco. In questo senso i brani possono essere letti in una chiave  adulta, più matura, quasi una re-invenzione dello stesso stile del gruppo. Ci sono delle drum machine fantasma, assieme a strati di organo, che lasciano aperte opzioni addirittura più lisergiche nella musica dei nostri. Tracce di road movie d’accordo, ma anche sintomatiche interpretazioni del rock fm. Da notare in particolare il modo in cui le tastiere si stagliano a fronte dell’urlo chitarristico di ‘An Ocean in Between the Waves’ prima di un tempestoso approccio quasi pentecostale. Ma cogliete anche il riff arcigno di ‘Red Eyes’ e la collisione con archi sintetici ed il sax baritono che si insinua in maniera plastica. La chitarra di ‘The Haunting Idle’ più che aprire al rock desertico sembra ricordare le profetiche architetture di Vini Reilly e dei suoi Durutti Column. E poi c’è un singolo clamoroso come ‘Burning’, che se ci fosse un giustizia divina dovrebbe primeggiare in ogni chart radiofonica anglofona. Un refrain di quelli immediati, che lascia davvero intravedere una nuova prospettiva di grandezza per Granduciel. Non è per nulla assurdo ipotizzare a questo punto un legame con lo Springsteen di ‘Tunnel Of Love’.

Nuovi commenti e nuove divagazioni, i War On The Drugs predicano da un nuovo pulpito, ancorandosi ad una tradizione certo antica, ma guardando speranzosi al futuro. Limpidi, solenni.